c.s. OSLA 15062015

OSLA ha accolto con piacere le parole dei rappresentanti di ANIS e CSU riguardo l’importanza di avere un contratto unico nel comparto INDUSTRIA PRODUZIONE come negli altri settori ma rileva che come accaduto nel 2012 e nei giorni scorsi, alle parole non sono seguiti i fatti.
Nonostante l’impegno profuso da OSLA per cercare nei svariati incontri susseguiti in questi mesi, col fine della creazione di un documento di sintesi che potesse essere firmato da tutte le parti sedute al tavolo, OSLA si è ritrovata le proprie eccezioni e proposte totalmente ignorate nel contratto che è stata invitata a firmare.
È reso evidente dai fatti che l’unico intento per cui OSLA è stata invitata al tavolo della contrattazione, era dal principio la mera firma su un documento “blindato” che non poteva essere condiviso nella sua interezza e che non sentiva proprio, dal momento che mal tutelava l’intero comparto industriale e in particolare le aziende iscritte e rappresentate.
La principale richiesta di OSLA, era la separazione dell’allegato 1 dalla firma del contratto stesso, in quanto un documento comune sulla rappresentatività, vorrebbe per definizione al tavolo tutte le parti giuridicamente riconosciute di questo Paese e non essendo presenti le altre associazioni datoriali, all’infuori di ANIS e OSLA, questo sarebbe stato profondamente irrispettoso dello stato di diritto degli assenti.
Inoltre OSLA chiedeva l’approfondimento del diritto alla contrattazione aziendale nella sua interezza, seguendo anche le indicazioni delle principali nazioni industrializzate mondiali, dove questo strumento ha portato molteplici benefici per l’economia, la produttività, le imprese e i lavoratori stessi, che sentendosi partecipi della salvaguardia del proprio posto di lavoro, hanno affermato essere maggiormente tutelati.
OSLA ritiene che la condivisione debba passare dalla volontà di creare un documento di comune interesse e che rappresenti le opinioni e i pensieri dell’interezza dei firmatari, in questo caso il documento di partenza era stato già concordato da altri che nonostante le dichiarazioni, di fatto non avevano intenzione di porre in discussione i punti dogmatici di tale scritto.
La consueta attenzione di OSLA al rispetto delle normative vigenti e prima ancora degli uomini che le hanno scritte, impone a tutto il direttivo di porre l’interesse comune prima del proprio, non accettando le pressioni di chi vuole imporre la propria volontà agli altri.