c.s. OSLA USC USOT 21102015

Se l'Imposta Generale sui Consumi - IGC "si ispira al modello generale previsto per l'IVA europea e la GST internazionale, con lo scopo di introdurre un regime fiscale compatibile e competitivo con le realtà presenti nel mercato internazionale", la priorità dell'amministrazione finanziaria deve essere anche quella di mantenere competitivo il sistema dei prezzi al consumo nel territorio della Repubblica di San Marino; l'introduzione di questa nuova imposta indiretta deve essere "neutra" sulla concorrenzialità del sistema commerciale attuale, analizzando l'effetto che ne deriverebbe sui prezzi al consumatore finale. Ci chiediamo se l’amministrazione finanziaria (Segreteria di Stato per le Finanze), che dispone dei dati attuali e della serie storica di gettito monofase per settore, dispone anche delle necessarie simulazioni degli effetti dell'introduzione dell'IGC sui diversi settori in base all'aliquota, nonché sulle differenze di gettito che deriverebbero dai singoli settori rispetto ad oggi.
Dalle simulazioni per aliquota e per settore emerge la sostenibilità prevista nel tempo di questa imposta? Il gettito previsto, in base alle diverse aliquote possibili, è in grado di sostenere il fabbisogno atteso dall'amministrazione finanziaria?
Una specifica ed esclusiva riflessione sarebbe doverosa da parte della Segreteria di Stato sulle fasi di incisione del sistema di imposta indiretta sul valore aggiunto nel sistema industriale e nella filiera produttiva sammarinese, unicamente diversa rispetto a molti distretti industriali, degli altri paesi, dove è applicata l'IVA, dove vi sono passaggi interni tra operatori economici che generano aumento di valore dei beni, a differenza della Rep. di San Marino, dove nella stragrande maggioranza dei casi non si può parlare di filiera produttiva o distretto industriale, in quanto vi sono sensibilmente meno passaggi interni tra operatori economici produttivi, ma solo "esportazioni abituali".
Inoltre non è vero che a maggior aliquota corrisponde maggior gettito (curva di Laffer), in quanto a fronte di un maggior prezzo al consumo, si riducono i volumi di vendita e in proporzione il gettito (varrebbe il contrario solo in autarchia), poiché il consumatore non consumerebbe nella Rep. di San Marino.
Ci domandiamo se l'amministrazione finanziaria ha valutato come l'IGC sposta i tempi e le modalità di incisione fiscale dell'imposta indiretta: se è vero che l'aliquota di introduzione di questa nuova imposta potrebbe anche essere bassa il primo anno di riforma [Italia: IGE 4% -> aliquota IVA 12% (1972) -> aliquota IVA 22% (2015)], è anche vero che, se il gettito atteso non sarà conseguente alle previsioni, dal secondo anno e/o dagli anni successivi, l'amministrazione finanziaria si potrebbe trovare costretta ad aumentare l'aliquota, con l'effetto non solo di opprimere i consumi che si sposterebbero fuori territorio per maggior competitività sui prezzi al consumo, ma si continuerebbe a ridurre, in proporzione alla bilancia dei consumi esportati fuori dalla Rep. di San Marino, il gettito derivante dalle imposte indirette.
Ci chiediamo inoltre se la Segreteria di Stato per le Finanze abbia fatto le dovute valutazioni strategiche sull'introduzione di questa nuova imposta indiretta, se abbia effettivamente soppesato il rapporto costi/benefici, coerentemente con le dichiarazioni di voler promuovere e rilanciare il sistema commerciale e turistico sammarinese, anche con importanti investimenti nel settore. Vorremmo confrontarci sull'impatto che avrà l'introduzione dell'IGC sui consumi interni e sul potere d'acquisto in territorio sammarinese dei consumatori (lavoratori, disoccupati, pensionati, ecc.) che probabilmente preferiranno orientarsi verso l’esterno.
L'IGC non riduce il rischio di evasione (vedi Italia, dove l'IVA risulta essere l'imposta più evasa). La monofase, al contrario, è molto più semplice da controllare.
L'introduzione dell'IGC comporterà, nell'immediato un notevole aggravio di costi per l'Ufficio Tributario.
L'introduzione dell'IGC potrebbe portare anche maggiori oneri amministrativi per i commercianti al dettaglio, per gli artigiani e per chi eroga servizi al consumatore: si pensi solo all'obbligatorietà della liquidazione periodica dell'imposta e quindi ad una struttura contabile più complessa, frequente e macchinosa.
In considerazione del fatto che molti commercianti al dettaglio, artigiani e operatori nei servizi al consumatore operano con redditività inferiore a quella di operatori italiani, l'introduzione dell'IGC porterà all'inevitabile chiusura di molte piccole imprese o alla riduzione del personale in queste impiegate.
La semplice introduzione di un'IVA sammarinese (Imposta Generale sui Consumi IGC non integrata in ambito europeo) non aiuta nemmeno le imprese produttive negli interscambi.
Non risulta che l'Italia o l'UE facciano pressioni alla Rep. di San Marino per l'introduzione di un sistema di Imposta sul Valore Aggiunto.
Se il Governo deciderà di procedere nella realizzazione del progetto di imposta IGC, ci si auspica quanto meno che a fronte di un'aliquota fissa, sia previsto un sistema compensativo (vedi monofase) regolato per settori di ricarico, che si determini sulla base della marginalità del singolo operatore economico (modulata sul margine di ricarico comunicato solo ed esclusivamente all'Uff. Tributario, come oggi con la monofase).
Si è riflettuto criticamente sugli aspetti macroeconomici della nuova imposta indiretta ed i suoi effetti sul gettito allo Stato. Se oggi l'Imposta Monofase sulle Importazioni rappresenta, è vero, un costo diretto per l'impresa, ma anche un valore certamente incassato dallo Stato all'importazione dei beni nel territorio e ad inizio filiera per l'impresa, l'IGC non incide direttamente sull'impresa (vi incide più che proporzionalmente in via indiretta), ma incide direttamente sul consumatore nella cessione di vendita, rappresentando un valore incerto per il gettito allo Stato, poiché legato alla vendita o meno del bene al consumatore. Diventa quindi importante valutare la sostenibilità nel tempo della nuova imposta alla luce delle simulazioni di gettito in base alle diverse aliquote possibili.
Si è riflettuto sul fatto che le industrie manifatturiere nell'IGC sono considerate "esportatori abituali", coerentemente con il sistema di imposta indiretta del valore aggiunto, quindi è un settore che rispetto al sistema di oggi, dove paga la monofase all'importazione, non lascerà nulla al gettito per lo Stato; quindi quando il gettito sarà insufficiente l'ipotetica aliquota del 10% verrà alzata, ma sempre solo sulle spalle dei settori che hanno cessioni al consumatore (commercio al dettaglio, servizi al consumatore, lavoratori, pensionati, ecc.).
L'IGC comporterà non solo stravolgimenti economici per la stragrande maggioranza degli operatori economici, ma inciderà negativamente anche sul consumatore. Non si capisce, su quest’ultimo punto, perché le organizzazioni sindacali (rappresentanti i lavoratori, i disoccupati e i pensionati) nonché le associazioni dei consumatori, siano ancora silenti.
Riteniamo necessari confronti tecnici costruttivi per chiarire e risolvere le criticità sopra esposte, per evitare errori poi difficilmente riparabili.

OSLA USC USOT