c.s. IUS 20012016

IUS, FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA
Prima di dichiarare “San Marino paradiso fiscale…. dei carburanti” sarebbe opportuno porsi degli interrogativi per approfondire tale affermazione.
Innanzitutto, per capirci qualcosa, bisogna considerare che il prezzo del carburante è composto da vari elementi. Uno di questi è l’accisa o imposta speciale sammarinese, cioè un tipo di imposta sui consumi che si calcola sulla quantità (per ogni carburante, ad esempio, un tot fisso al litro).Nel corso degli anni, le accise, sono applicate anche allo scopo di finanziare le “disgrazie” del passato, cioè guerre o tragedie che sicuramente e per fortuna non riguardano lo Stato di San Marino, ma ad oggi sono diventate parte integrante dei prezzi al consumo. Comunque le tasse sui carburanti, chiamiamole come vogliamo, sono tasse e come tali vanno pagate. Del resto uno stato democratico e la rispettiva popolazione senza tasse, purtroppo, non può sopravvivere.
Spetta poi a ciascuno Stato determinare, utilizzare e gestire nell’interesse della collettività gli introiti erariali e sulla base di tali risultati il Governo sarà giudicato positivamente o meno.
Le imposte sui carburanti venduti a San Marino sono, o dovrebbero essere, parificate a quelle italiane in base agli accordi di buon vicinato del ’39 e successivo decreto n° 20 del ’75.
Di seguito si cita una parte del testo normativo : “Il Governo della Repubblica di San Marino si impegna a che detti prodotti vengano venduti nel proprio territorio ad un prezzo non inferiore a quello imposto o praticato in Italia nelle varie fasi della distribuzione; il Governo di San Marino si impegna altresì a non adottare alcun trattamento preferenziale od altre agevolazioni di diversa natura in favore di singoli consumatori o Enti, che non siano previsti dalla vigente normativa italiana in materia.”
Grazie al sopra indicato decreto del ’75, lo Stato di San Marino ha potuto incamerare gli introiti riguardanti le accise tali da permettere una notevole entrata nelle proprie casse.
Ora potremmo qui soffermarci a domandare come questi introiti siano stati utilizzati da parte dello Stato sammarinese, ma andremmo fuori tema ed una risposta univoca probabilmente non la riceveremmo. Di certo, però, l’ennesima richiesta a rinegoziare gli accordi la si può sempre fare, ma, come spiegato precedentemente, bisogna valutarne la fattibilità o la volontà.
Il mercato dei carburanti prevede un listino dei prezzi, marginalità di sopravvivenza e tasse.
Ma comprende anche la compartecipazione dello Stato per quanto riguarda le concessioni, il controllo, la gestione, la distinzione tra le tipologie di prodotto, i quantitativi o le giacenze, la qualità dei prodotti ecc.
Elenchiamo qualche numero circa gli importi sulle tasse esistenti nei prodotti petroliferi che sono: 90 centesimi sulla benzina e circa 80 centesimi sul gasolio.
Va considerato che nel solo anno 2011 si sono verificati gli incrementi più significativi, compresi negli importi sopra citati e che in 8 mesi, dello stesso anno, si sono registrati aumenti del 24% sulla benzina (+16 cent.) e 39% sul gasolio(+20 cent.). Le tasse, come spiegavamo, sono certe, predeterminate e sono anche la maggior parte della composizione del prezzo finale. E’ comprensibile l’entusiasmo dei consumatori muniti di patente che, alla guida del loro mezzo di trasporto, leggono presso qualche torretta di qualche stazione di servizio , dei prezzi record ben al di sotto della media nazionale. Dato che in questi giorni si stanno verificando i primi controlli della “Smac fiscale” anche al di sotto dei 5 euro, ci si auspica che, le dovute verifiche a garanzia degli introiti sopra citati, siano eseguiti anche in questo settore strategico da parte degli organi preposti al controllo dei prodotti di monopolio.
Del resto, da parte di chi opera sul campo, sono già state inviate alle istituzioni competenti segnalazioni per chiedere lumi e rispondere a precise domande che ancora non hanno avuto risposta esaustiva.
Se da parte delle istituzioni le risposte non arrivano….va tutto bene?!
Speriamo di non dovere fare altre domande a cui nessuno risponderà.