c.s. IUS 11052016

REFERENDUM: LO IUS INVITA AL VOTO E CERCA DI FARE CHIAREZZA.
In questi giorni è di moda “tifare” per il referendum. C’è chi tifa 4 sì e chi tifa 4 no. La questione però, permetteteci di sottolinearlo, è ben più complessa. Ogni quesito ha degli aspetti positivi e degli aspetti negativi ed il singolo elettore è chiamato a soppesare di ciascun quesito, gli aspetti buoni e quelli meno, basandosi sulle informazioni che riceve, sulla propria cultura, sulla propria esperienza personale e ovviamente sulle proprie priorità. Solo a titolo esemplificativo, ma non certo esaustivo, si può ritenere ad esempio che poter votare in futuro un solo nome anziché tre candidati, potrà essere d’aiuto per impedire il controllo ex post dei voti (chi ha votato chi) ed evitare le cordate (grazie alle quali in Consiglio Grande e Generale potrebbero arrivare alcune persone non all’altezza del ruolo), allo stesso tempo però limita la libertà dell’elettore di scegliere più di un candidato in grado di contribuire (secondo il singolo elettore) a migliorare il paese. Fissare un limite al tetto degli stipendi può essere sicuramente utile per evitare sprechi economici di cui la nostra Repubblica abbonda di esempi, ma allo stesso tempo può compromettere la permanenza o l’attrazione di professionisti competenti nel loro settore. Fissare un quorum per i referendum può facilitare un intervento diretto del popolo nel potere legislativo e quindi una legittima maggior incisione e responsabilizzazione del popolo nelle scelte del paese, ma allo stesso tempo si presta potenzialmente a permettere, in alcuni casi, ad una bassa percentuale dell’elettorato, di modificare leggi già approvate dal Consiglio Grande e Generale, anche senza un’adeguata e capillare informazione per tutto il paese. Ciò sopra premesso, fa strano, visti i tanti spunti di riflessione possibili, sentire “tifare”, prendere o lasciare, per 4sì o per 4no.
Anche il quesito sul polo del lusso si presta a numerosi ragionamenti. Il voto sul polo del lusso può dividersi quanto meno in tre livelli. Il livello politico, in base al quale votare “” significa sfiduciare il Governo e mandarlo a casa e votare “no”, che significa concedergli ancora fiducia. Il livello politico e la sua strumentalizzazione a IUS non compete. Poi c’è il livello dell’onestà intellettuale, che si basa solo sul rispondere strettamente al quesito referendario e cioè se è giusta o meno la variante al piano regolatore, destinata a trasformare una zona a parco in zona edificabile. Le leggi dovrebbero essere uguali per tutti e se una cosa non si può fare per qualcuno, non si capisce perché a qualcun altro può essere concessa. E’ difficile pensare che se tale richiesta l’avesse fatta un qualunque operatore economico sammarinese comune mortale, avrebbe avuto la stessa apertura e fiducia, anche creditizia, che stanno invece ricevendo altri, che riusciranno, così, a fare una concorrenza spietata al limite della lealtà, verso numerosi operatori già esistenti. Poi esiste un terzo livello, che è quello della conseguenza concreta. Se si vota “”, il polo non si fa, se si vota “no”, il polo si fa. Ebbene, fare una scelta a questo livello diventa complesso. Il polo del lusso in sé non è né un bene né un male. E’ un’occasione se costruito, gestito e finanziato con criterio, diventerà un disastro epocale se costruito, gestito e finanziato male. E’ positivo se manterrà ciò che promette, è negativo se non riuscirà a farlo. In ogni caso il Governo dovrebbe, Polo o non Polo, molto più di quello che ha fatto fino oggi, investire in infrastrutture lungo tutto il percorso che da Rovereta arriva fino al centro storico, per permettere un serio sviluppo economico. Ciascun elettore, per fare chiarezza, dovrebbe prendersi la convenzione stipulata tra lo Stato sammarinese e gli investitori, e leggersela (le occasioni per farlo sono numerose) o quanto meno parlarne con persone competenti, disinteressate e di cui si fida, formandosi una propria opinione, evitando di farsi trattare come un tifoso in cerca di una squadra. Quindi lo IUS, che è una federazione di associazioni di categoria e non un partito politico o un movimento civico, professa una cosciente libertà di scelta. Ciò che però si augura che tutti facciano, è di andare a votare. Il voto referendario non è un obbligo giuridico, ma nel mondo (compresa la nostra Repubblica) ed in diverse epoche storiche, troppe persone si sono sacrificate per conquistare questo diritto di voto o per permettere ad altri di esercitarlo, quindi andare a votare, che sia un “” o sia un “no”, ci sembra il minimo per dare dignità a questo paese e a chi lo vive quotidianamente.