c.s. OSLA 30082016

La spending review dei “faremo” che diventi un “fatto”
Tagli non lineari ma funzionali e un progressivo allineamento tra settore pubblico e settore privato. Per avere un Paese più moderno, economicamente sostenibile ed eticamente condiviso
Perfino il Consiglio Grande e Generale della crisi di governo si è accorto che la spending review è rimasta nel cassetto delle pie intenzioni.
Sembrava cosa fatta il 31 maggio 2013 dopo che la commissione tecnica appositamente costituita aveva depositato una relazione di ben 278 pagine, con indicazioni molto circostanziate sui centri di costo del personale PA, dai livelli dirigenziali, che sono ben 71, a quelli più bassi, senza dimenticare le indennità di funzione e ben 109 raccomandazioni su come procedere per risparmiare. Come le tesi di Lutero, da appendere alle porte di Palazzo, vista la situazione disastrata e la spada di Damocle del FMI.
E invece se ne dimenticano la finanziaria del 2013 e tutte quelle successive. “Faremo” è sicuramente la parola più usata nel gergo politico.
A parziale giustificazione, sempre nel Consiglio di fine agosto, si acclama il recente raggiungimento della parità di bilancio e una diminuzione del personale pubblico pari a 500 unità. Sorvolando sul fatto che si tratta in gran parte di pensionamenti (molti dei quali forzati) a cui non è seguita sostituzione.
Si risparmia qualcosa nella spesa pubblica, si spende di più del fondo pensioni. Non è un gran risultato.
In questo momento, difficile sicuramente, ma in qualche maniera privilegiato perché le forze politiche devono tracciare i programmi per la prossima legislatura, sarebbe bene riprendere in mano la relazione e riportare la barra del timone sulla voce risparmi.
Non è tollerabile, né politicamente, né eticamente, che si continui a dire che i soldi non ci sono, ma che si continui a spenderli senza un progetto preciso.
E allora, tagli sì, non lineari ma funzionali, magari chiedendo sacrifici in proporzione all’entità dello stipendio e andando a considerare non solo la PA, l’ISS e il settore pubblico allargato, ma anche tutti gli enti partecipati dallo Stato. In alcuni di questi settori ci sono dirigenti e funzionari che prendono più di un capo di Stato. Altro quesito mai chiarito è se la Funzione Pubblica abbia giurisdizione anche in questi enti, oppure no. Così come resta il dubbio se essi debbano sottostare, o meno, a tutta la nuova normativa sulle forniture di beni e servizi in base al Decreto Delegato 26/2015.
Quando si parla di spending review, chiarezza va fatta in tutti i settori, senza lasciare zone d’ombra.
In un quadro complessivo di riforma, ci sentiamo di aggiungere che, oltre alla parte retributiva, bisognerebbe andare a rivedere anche quella normativa, eliminando privilegi ormai anacronistici e introducendo concetti come quello della “redditività” e della “produttività”. Un po’ come succede negli Stati più avanzati d’Europa, dove non esistono disparità tra dipendenti pubblici e dipendenti privati, mentre qui, ogni volta, si scatena “la guerra degli stracci”, e tutto rimane esattamente uguale. O un po’ peggio. La San Marino del terzo millennio, efficiente, produttiva e “sana” si aspetta questo.